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Industria tessile
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Lmwca'mwcqindustria tessile è un'mwcgattività manifatturiera che mwcwproduce e lavora le mwdafibre tessili.
La sua origine è antichissima e deriva dall'esigenza dell'uomo di ripararsi dal freddo e dalle intemperie, usando materiali diversi dalle pelli mwdgconciate.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
La prima produzione di tessuti risale al mwewneolitico, venivano utilizzate mwfafibre vegetali (mwfqlino). Secondo alcuni, il primato preistorico del lino contraddice la precedente ipotesi che «la tessitura deriva dall'esigenza dell'uomo di ripararsi dal freddo e dalle intemperie, usando materiali diversi dalle pelli conciate». Perciò non si esclude che l'invenzione della tessitura sia prettamente artistico-magica.
Con i primi stanziamenti sedentari, ereditando dalla mwfwpastorizia mwganomade la capacità di mwgqallevare mwgganimali (per lo più mwgwpecore), l'uomo comincia a ingegnarsi per poter sfruttare il manto naturale degli mwhaovini, evitando di dover uccidere l'animale per poterne sfruttare la mwhqpelliccia. L'animale diventa fonte indispensabile di sostentamento con il mwhglatte e i suoi mwhwderivati e fonte di approvvigionamento materie prime tessili, assumendo importanza fondamentale per il vivere quotidiano.
L'uomo capisce che il pelo tagliato può essere, tramite una particolare azione meccanica svolta manualmente, raccolto in un fascio di fibre unite insieme e avvolto su un sostegno. Nasce in questo modo la mwiqfilatura, e con essa la prima vera applicazione tessile della materia prima naturale. La filatura tutt'oggi è la creazione del filato partendo da una massa di mwigfibra tessile alla quale si applicano, in fasi successive di lavorazione, le fasi di mwiwcardatura, mwjapettinatura delle fibre, lo stiro della massa fibrosa più o meno grossa, la mwjqtorsione tramite una rotazione e l'avvolgimento del prodotto finito su un sostegno di raccolta.
Nell'antichità la tessitura era gestita in ambito familiare o con piccole imprese mwkgartigianali, ma già presso i Romani le fasi della lavorazione della lana e del lino cominciarono ad essere organizzate in officine specializzate in una sola lavorazione dove la manodopera era fornita dagli schiavi.
A Roma, nel periodo imperiale, fioriva la lavorazione della lana e nell'mwlaVIII secolo gli Arabi mercanteggiavano lana pregiata di pecore selezionate e importate in Spagna.
Nel corso del e mwmaXVII secolo, con la nascita della mwmqprotoindustria, primo tentativo di organizzazione industriale, il settore tessile guadagnò un'importanza strategica nell'industrializzazione europea. Il successo della rivoluzione industriale si deve alla produzione di stoffe, un prodotto non deperibile e di largo consumo. Con i telai motorizzati si potevano produrre Km di stoffe e tutta popolazione ne aveva bisogno. L'industria tessile inoltre permise l'autofinanziamento.
In Italia
In Italia le prime testimonianze di manifattura tessile risalgono al mwpaperiodo normanno a mwpqPalermo, dove la famosa manifattura reale delle nobili officine lavorava seta e tessuti preziosi con oro e gemme.
Nella metà del mwpwXII secolo inizia la produzione organizzata grazie alla confraternita degli mwqaUmiliati, dedita alla lavorazione della lana, che partendo dal Milanese costruì coi suoi conventi una prosperosa industria che si diffuse in tutto il nord Italia.
Le manifatture tessili in Umbria: mwqwPerugia è inserita nel mercato internazionale del tessile sin dal mwraXIII secolo. Altri importanti centri tessili umbri sono rappresentati da mwrqCittà di Castello, mwrgFoligno, mwrwGubbio e mwsaTodi.
Con la ripresa dei commerci l'industria della lana diede ricchezza alle città che la praticavano (mwsgMilano, mwswVicenza, mwtaBologna, mwtqFirenze) e potenza alle corporazioni che gestivano i vari settori: mwtgArte di Calimala, mwtwArte della Lana, mwuaArte dei Tintori, mwuqArte della Seta. Con la sua dedizione ai commerci nel mwugrinascimento è Firenze che si afferma come centro di importazione e esportazione dei manufatti di tessitura.
In età moderna nel mwvaRegno delle Due Sicilie, le seterie di mwvqSan Leucio vicino a mwvgNapoli rappresentano uno dei più importanti esempi di manifattura tessile di tipo industriale.
L'industria tessile in Italia si è sviluppata soprattutto al Nord: nell'mwwaAltomilanese, nel mwwqbiellese, nel mwwgbergamasco e nell'mwwwAlto vicentino rimangono come traccia di mwxaarcheologia industriale i resti di alcune fiorenti industrie tessili; si vedano, ad esempio, i villaggi operai di mwxqCrespi d'Adda, la mwxgNuova Schio, la mwxwValdagno dei mwyaMarzotto, Campione sul Garda degli Olcese e il mwyqVillaggio Leumann a mwygCollegno. Nel mwywcomasco l'industria si è specializzata nella produzione della mwzaseta e nel mwzqmantovano, zona di mwzgCastel Goffredo, nella produzione di mwzwcalze da donna e mwaacollant. Al centro si è sviluppata nel distretto industriale mwaqpratese, il più importante d'Italia per numero di aziende e occupati.
Negli ultimi anni Paesi asiatici come la mwbqCina e l'mwbgIndia hanno cominciato a potenziare la loro produzione industriale diventando in poco tempo concorrenti temibili per l'industria tessile italiana, la Cina è di fatto l'unica mwbwallevatrice di mwcabachi da seta e sta diventando mwcqmonopolista nella filatura e tessitura di questo materiale.
Nel 2024, il settore dell'abbigliamento in Italia ha mostrato segnali contrastanti. Nonostante il rallentamento della domanda globale, le esportazioni italiane di moda hanno mantenuto una buona tenuta, in particolare nei mercati europei, mentre sono diminuite in Cina e Nord America. L’industria ha risentito dell’incertezza macroeconomica e dell’inflazione, che hanno spinto molti marchi a rivedere i propri listini e strategie commerciali. Inoltre, la crescente attenzione alla sostenibilità e all’mwcweconomia circolare sta portando molte aziende italiane a investire in materiali riciclati e produzioni a basso impatto ambientale. Il canale online continua a crescere, ma i negozi fisici restano fondamentali, soprattutto nel lusso e nel made in Italy.cite-ref-2[2]cite-ref-3[3]
In Bangladesh
Molte mwhgmultinazionali occidentali utilizzano manodopera in Bangladesh, che è una delle più economiche al mondo: 30 euro al mese contro i 150 o 200 della mwhwCina. Quattro giorni sono sufficienti per permettere all'amministratore delegato di uno dei cinque principali marchi tessili mondiali di guadagnare ciò che un'operaia del Bangladesh guadagnerà nella sua vita. Nell'aprile 2013, almeno 1.135 lavoratori tessili sono morti nel crollo della loro fabbrica. Altri incidenti mortali dovuti a fabbriche non sanitarie hanno colpito il Bangladesh: nel 2005 una fabbrica è crollata e ha causato la morte di 64 persone. Nel 2006, una serie di incendi ha ucciso 85 persone e ne ha ferite 207 altre. Nel 2010, circa 30 persone sono morte per asfissia e ustioni in due gravi incendi.cite-ref-0-4-0[4]
Nel 2006, decine di migliaia di lavoratori si sono mobilitati in uno dei più grandi movimenti di sciopero del paese, colpendo quasi tutte le 4.000 fabbriche. La Bangladesh Garment Manufacturers and Exporters Association (BGMEA) utilizza le forze di polizia per reprimere la situazione. Tre lavoratori sono stati uccisi, centinaia di altri sono stati feriti da proiettili o imprigionati. Nel 2010, dopo un nuovo movimento di sciopero, quasi 1.000 persone sono rimaste ferite tra i lavoratori a causa della repressione.cite-ref-0-4-1[4]
In Pakistan
Il settore tessile rappresenta il 70 per cento delle esportazioni pakistane, ma le condizioni di lavoro dei lavoratori sono deplorevoli. I piccoli lavoratori di produzione generalmente non firmano contratti di lavoro, non rispettano il salario minimo e talvolta impiegano bambini. Le violazioni del mwkwdiritto del lavoro si verificano anche tra i principali subappaltatori di marchi internazionali, dove i lavoratori possono essere picchiati, insultati dai loro superiori o pagati al di sotto del salario minimo. Le fabbriche non sono conformi alle norme di sicurezza, con conseguenti incidenti: nel 2012, 255 lavoratori sono morti in un incendio in uno stabilimento di Karachi. Con 547 ispettori del lavoro in Pakistan che controllano le 300.000 fabbriche del paese, l'industria tessile è fuori controllo. Né i lavoratori sono protetti dai sindacati, che sono vietati nelle zone industriali di esportazione. Altrove, «i lavoratori coinvolti nella creazione di sindacati sono vittime di violenza, intimidazioni, minacce o licenziamenti».cite-ref-5[5]
Note
cite-note-tci-11. mwoaAtlante tematico d'Italia, Touring Club Italiano, 1990.
cite-note-22. ↑ mwpamwpqmwpgConfindustria Moda, tessile ha perso quasi 4 miliardi nel 2024 - PMI - Ansa.it, su mwpwAgenzia ANSA, 19 maggio 2025. mwqaURL consultato il 23 maggio 2025.
cite-note-33. ↑ mwraMarta Casadei, mwrqmwrgModa: ricavi in calo del 5,3%. L’export sale a 90 miliardi, su mwrwIl Sole 24 ORE, 12 dicembre 2024. mwsaURL consultato il 23 maggio 2025.
cite-note-0-44. ↑ mwtgNolwenn Weiler, mwtwmwuaIn Bangladesh, un operaio tessile muore ogni due giorni, su mwuqbastamag.net. mwugURL consultato il 13 maggio 2019.
Voci correlate
• mwyaTessuto
• mwygTessitura
• mwzaGlossario di tessitura
• mwzgTelaio (tessitura)
• mw0aEtichettatura tessile
• mw0gRivoluzione industriale
Altri progetti
Altri progetti
• Wikizionario
• Wikimedia Commons
• Wikizionario contiene il lemma di dizionario «tessile»
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su tessile
Collegamenti esterni
• mw2wIl Museo del Tessile e della Tradizione Industriale di Busto Arsizio, su comune.bustoarsizio.va.it. URL consultato il 29 gennaio 2013 (archiviato dall'url originale il 28 maggio 2012).
• mw3qMacchinari e lavorazioni, su ispesl.it. URL consultato il 21 gennaio 2008 (archiviato dall'url originale il 1º febbraio 2008).
• mw3wMuseo Virtuale delle Arti Tessili, su museocaprai.it.
• mw4qmw4gCentro Rete Biellese archivi tessili e moda, mw4wProvincia di Biella.